Luca Bonvissuto

Il contributo non condizionante di Merck a Insieme Per è sinonimo di un impegno significativo nei confronti delle federazioni e associazioni pazienti.

Abbiamo intervistato Luca Bonvissuto, Government & Public Affairs, Market Access & Pricing Director, per parlare con lui di patient access, patient engagement e soluzioni digitali.

Quali sono i propositi che si pone Merck in tema di advocacy e di supporto a favore delle persone con patologia?

L’impegno di un’azienda come Merck nel Patient Advocacy deve sempre porre al centro le persone e i loro bisogni con il fine di “creare valore”. Merck si impegna ogni giorno per promuovere la “centralità delle persone” realizzando e partecipando attivamente a diverse iniziative in ambito di patient engagement.

L’ascolto e la collaborazione sono elementi essenziali. Infatti, essere presenti “sul campo” e dialogare direttamente con le persone ci consente di costruire un vero e proprio rapporto di fiducia e di capire in che modo possiamo dare il nostro contributo.

Per garantire la continuità e amplificare l’impatto del nostro impegno costante, Merck promuove campagne di comunicazione mirate a sensibilizzare le persone con patologia e i loro caregiver, e ciò include la condivisione di risorse informative per accrescere consapevolezza e comprensione in tema di advocacy.

Un ulteriore proposito per noi importante è quello di continuare a collaborare con le organizzazioni del settore al fine di supportare la voce dei pazienti e le loro attività di advocacy mantenendo una comunicazione aperta e trasparente con i nostri stakeholders. Questi propositi riflettono il nostro impegno a lungo termine nel cercare di dare il nostro valore aggiunto alle associazioni pazienti offrendo loro un supporto concreto.

Il progetto “La Mia Voce” di Merck si è aggiudicato il secondo posto della categoria Digital Solution del Patient Engagement Award e una menzione speciale come progetto con miglior impatto sociale.

Per Merck qual è la chiave per armonizzare innovazione tecnologica e componente umana in questo contesto?

 

Siamo stati onorati e lieti di ricevere questo premio che rappresenta per noi un traguardo significativo. La nostra applicazione “La Mia Voce”, ha ottenuto il patrocinio di AILAR (Associazione Italiana Laringectomizzati), di AIOCC (Associazione Italiana di Oncologia Cervico-Cefalica) e di SIMG (Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie).

L’App è stata concepita come uno strumento multilingua di comunicazione assistita, appositamente progettato per le persone che hanno una difficoltà a parlare, come le persone affette da un tumore testa collo. “La Mia Voce” è un chiaro esempio del nostro impegno ad andare “oltre il farmaco”, sviluppando innovative soluzioni di Digital Health, in stretta collaborazione con le Associazioni di pazienti e la comunità scientifica, per fare una concreta differenza.

L’unicità di questo strumento emerge attraverso la partecipazione attiva dei volontari AILAR durante le fasi di progettazione e sviluppo dell’app, finalizzata a creare uno strumento che risponda in modo ottimale alle loro esigenze. Infine, siamo molto orgogliosi di poter affermare che l’app, scaricabile gratuitamente dagli store più diffusi, sta ottenendo un grandissimo successo con 14.000 azioni ad oggi tra nuovi download e aggiornamenti.

 

Ci stiamo dirigendo verso una sanità sempre più digitale e innovativa. Ma con il digitale si potrebbe correre il rischio di compromettere l’umanità e l’approccio empatico della cura.

Per Merck qual è la chiave per armonizzare innovazione tecnologica e componente umana in questo contesto?

 

La sfida di preservare l’approccio empatico della cura, in un ambiente sempre più digitale, è fondamentale per garantire un trattamento completo e centrato sulla persona. Come azienda, siamo fermamente convinti che l’innovazione tecnologica possa arricchire il sistema sanitario, ma solo se integrata avendo sempre in mente il benessere delle persone coinvolte, le persone con patologia, i loro caregiver e gli operatori sanitari e socioassistenziali.

Grazie al rapido progresso di digitalizzazione oggi i pazienti sono decisamente più attrezzati, informati, impegnati e in grado di condurre le proprie ricerche in modo molto efficace per la propria salute. Fondamentale è anche l’implementazione di strumenti di telemedicina dovrebbe mirare a migliorare l’accesso ai servizi, in Merck speriamo che gli investimenti del PNRR in quest’area possano portare ad una vera e propria rivoluzione nelle patologie croniche.

Inoltre è importante investire nella formazione continua del personale sanitario per garantire che l’uso delle nuove tecnologie sia sempre accompagnato da un approccio empatico nei confronti dei pazienti.

Come diceva, oggi, i pazienti sono decisamente più attrezzati, informati e impegnati.

Pertanto, l’attivazione della persona con patologia può facilitare anche l’accesso alle terapie e alle cure più appropriate? Se sì, in che modo?

 

Certamente, spesso si dice in modo un po’ generico di “voler mettere il paziente al centro delle decisioni”, ma è il coinvolgimento attivo delle persone con patologia e dei loro caregiver che permette di dare voce e quindi di ascoltare davvero chi beneficerà dell’accesso alle terapie.

Ciò deve avvenire con eticità, responsabilità e massima attenzione anche alla comunicazione, pensiamo ad esempio ai processi di digitalizzazione e all’accesso alla vasta quantità di informazioni relative alla propria condizione medica e alle opzioni terapeutiche disponibili.

Partecipazione”, accompagnata ad una maggiore consapevolezza e formazione, è probabilmente la battaglia che potrebbe unire gli stakeholder, pubblici e privati, in un percorso di inclusione delle persone con patologia nei processi sanitari strategici, tra i quali anche l’accesso al farmaco.

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